Ci sono certe scene nella vita che non puoi evitare di imprimerti nella mente. Sarà che non ci sei abituato, sarà che forse hai vissuto per troppo tempo nel mondo di Winnie The Pooh, sta di fatto che  alcune immagini ti si incidono nella corteccia cerebrale con la facilità con cui un coltello viene conficcato in un panetto di burro. Ieri sera me ne stavo beato, crogiolandomi tra  il paesaggio del mare ed una frittura di pesce, era una cena offerta quella, o almeno così pensavo. Ma giunto finalmente il conto, i c.d. capi, quelli che per intenderci guadagnano venti volte tanto quello che prendi tu, hanno deciso improvvisamente di fare “Alla romana”. Classico eufemismo per dire che ce la prendiamo tutti beatamente nel culo. Non importa che si sia andati a mangiare in uno dei ristoranti più cari della città, non importa che i sudditi fanno la fame mentre alcuni privilegiati commensali dettano legge dall’alto dei loro stipendi da 8mila euro mensili. Quello che importa è che l’avarizia per certe persone è come una malattia. Più si prende e meno si dà. Ma almeno a saperlo prima, a SAPERLO PRIMA eccheccazzo. Uno avrebbe avuto il tempo di inventarsi un improvviso stato febbricitante. Il decesso di una parente lontana. O qualche altra baggianata. E invece no! La serata è sfilata via triste come la banconota da 100euro uscita troppo in fretta dal mio portafogli. Il dulcis in fundo. La fregatura finale ad una notte costellata di stelle e bestemmie.