Doveva essere solo un’allegra e spensierata serata con gli amici di sempre ma si rivelò un assurdo ed intricato viaggio verso l’ignoto. Avevo lasciato Pescara alle 19.30 di un venerdì sera. Impostato il Gps gli avevo sussurrato: “ Vai piccolo Garmin, portami a destinazione, vai tesoro mio”. Parole vane. Il luogo d’incontro era un piccolo pub di montagna a me sconosciuto. Ero partito da solo e mai errore fu più fatale. Dopo una serie di mirabolanti peripezie tra curve montanare e strani animali, avevo iniziato per la prima volta a diffidare del mio amico Garmin. Un’ora di viaggio ed ancora la bandierina blu dell’impostata destinazione si rifiutava d’apparire sul piccolo schermo digitale. “ Ma dove cazzo sono finito?” – gridavo tra me e me –“ Dove? Maledizione….”  I minuti passavano e ci misero poco a diventar mezzore. L’assenza di compagnia e la nevrosi acuta mi facevano parlare al vento, come un matto appena uscito dal manicomio, fortuna che ci sei tu Wilson. Che fine abbiamo fatto Wilson? Dove Cristo siamo finiti? Stranamente il sedile del passeggero era restio a rispondere alle mie legittime domande. Svolta a destra: strada senza sbocco. Svolta a sinistra: strada interrotta! Solo alla fine apparve  la luce del piccolo pub di montagna. Cinque ore di viaggio infinito per sentirmi dire dagli amici: “ Enrico ma che fine hai fatto? Comunque noi ce ne stiamo andando.” Garmin away!