… “Le giornate trascorrevano una dopo l’altra allo Studio Cornia e stavo diventando un vero specialista della fotocopiatrice. Pinzavo e spinzavo, scandivo e rimpicciolivo. Ero un drago delle copie e del fronte-retro. In più stavo acquisendo una certa forma fisica. Non passava mattinata senza che mi toccasse andare in Tribunale, facevo su e giù per le scale del Palazzaccio più di tre o quattro volte al giorno ed i miei quadricipiti avevano assunto rinnovato vigore. Ma non era solo il fisico a godere di tutta quell’attività così frenetica ed intellettualmente stimolante. Ore ed ore di interminabili code quotidiane nelle varie cancellerie forgiavano la mia pazienza rendendola pari a quella di un monaco tibetano. Stavo raggiungendo la serenità del nirvana e gli improperi che udivo da parte di chi era in coda dietro di me non mi facevano oramai ne caldo ne freddo. Stavo mutando in qualcosa di metafisico. Un Jonathan Livingston libero di planare sino all’ufficio sentenze e di spiccare il volo per l’ufficio ritiro fascicoli di parte. Ed anche il lato economico aveva le sue soddisfazioni. Il prode Cornia era tanto prodigo di consigli quanto parco di moneta sonante. Di euri non ne vedevo neppure con il binocolo e gli unici baiocchi che passavano tra le mie dita erano centellinati per contributi unificati e marche da bollo. Talvolta, quando la Dea Bendata mi ammiccava, scoprivo che le segretarie meretrici avevano errato nel foraggiarmi per marche e contributi e, con triste stupore, realizzavo amaramente che l’errore eccedeva sempre e dico sempre per difetto.”…