Mi sono sempre chiesto cos’è la normalità? Chi è normale e chi non lo è? Tu che sei nato, sei andato al liceo, ti sei laureato, ti sei sposato, hai fatto due bimbi, hai fatto l’impiegato, sei andato in pensione e sei morto puoi definirti normale? Se così è, oggigiorno siamo tutti degli sbandati perché la scala della vita, come la conoscevamo vent’anni or sono, non esiste più. Vai a scuola sì, ma poi il lavoro lo trovi? E se lo trovi precario come fai a mettere al mondo qualcuno? Tanto più che in Italia il divorzio va di moda quasi quanto il calcio e di genitori separati abbonati alle Caritas ce n’è a bizzeffe. E allora come la dobbiamo percorrere questa scala? Mi domando se non sia il caso di ribaltare gli schemi, di saltare da un gradino all’altro, magari sostando più tempo sullo stesso posto per poi saltare a piè pari e ritrovarsi proiettati nel futuro. Bisogna imparare a pensare diversamente, vedere le cose da un punto di vista “anormale” perché viviamo in una realtà che non è più quella che conoscevamo. Non per niente un dialogo tra un giovane e una persona più matura è spesso un dialogo tra sordi.  Io ho deciso di non scendere a compromessi e di lottare come un pazzo, saltando da canguro i gradini della vita. Dove arriverò ancora non l’ho capito bene.