Ora, non so voi, ma a me pare che di tirchi in giro ce ne siano parecchi. Lo percepisco da tante piccole cose che, sommate nel corso del tempo, tramutano il dubbio in triste certezza. Prendiamo l’amicizia ad esempio. Capita spesso di sentire di tradimenti, di comportamenti scorretti e di c.d. “indelicatezze”: ma siamo proprio sicuri che sia sempre colpa dell’altro? Io dico di no. O quantomeno la verità sta nel mezzo. Il vero problema è che siamo soliti considerare il mondo come qualcosa di nostro,  come qualcosa che ci appartiene e che ci ruota attorno. Secondo me la realtà è ben diversa, siamo noi che apparteniamo al mondo , siamo noi che ruotiamo attorno ad esso.  Se Tizia ce l’ha con noi domandiamoci il perché prima di scendere a considerazioni  per partito preso. Se Caio smette di chiamarci chiediamogli spiegazioni invece di giudicarlo. Se poi non ce ne frega niente di una persona diventa  tutto più semplice, chiudiamo i rapporti e Amen. Ma se invece rimaniamo male di fronte ad un cambio di atteggiamento è perché a quella persona teniamo e forse non siamo stati in grado di capirla e di ricambiarla fino in fondo. Noto una spilorceria senza confini oggigiorno, come se tutto ci dovesse essere dovuto solo per il fatto di chiamarci Sempronio. Beh, non c’è dovuto proprio un cazzo, a partire dall’amore dei nostri genitori fino  all’affetto che riceviamo dagli amici più sinceri. Tra dare e avere c’è uno squilibrio di fondo in favore della convenienza. Facciamo qualcosa per ricavare qualcosa, muoviamo il culo per puro tornaconto. Poi però non lamentiamoci se le cose vanno male, non doliamoci dell’improvvisa sparizione di qualcuno se non l’abbiamo mai contraccambiato. L’egoismo  prende sempre la stessa direzione, quella della solitudine.