Faccio fatica a scrivere dell’ennesima tragedia della precarietà perché la cosa mi devasta nel profondo del cuore e perché sono conscio dell’indifferenza istituzionale verso questa grave problematica. I mesi trascorrono uno dietro all’altro e le pagine dei giornali si riempiono dei drammi dei singoli, drammi che per i media non sono che fatti di cronaca ma che per me rappresentano l’apice del declino umano. “Si dà fuoco per la perdita del lavoro”, “Si getta dal balcone perché era depressa: aveva perduto il lavoro”, “Si impicca a un albero per la vergogna di essere disoccupato”; questi titoli rappresentano l’ignominia di un Paese incapace e indifferente di fronte alla solitudine. Siamo noi che dobbiamo aiutarci, siamo noi che non dobbiamo lasciarci prendere dallo sconforto e siamo noi che dobbiamo resistere ad una situazione dove pensare al futuro è diventato quasi blasfemo. Parliamone, discutiamone, condividiamo e risaltiamo questi terribili fatti perché tutto questo non può e non deve passare inosservato.