Al mio arrivo la città è ancora assopita. Il silenzio delle strade è interrotto di tanto in tanto dal rumore di un’auto in corsa. Sono solo e infreddolito. Cerco riparo in un bar, mi siedo e ordino una spremuta d’arancia. Ho lo stomaco in subbuglio, la tensione si fa sentire e l’attesa è snervante. I pensieri si accavallano sui sacrifici di quegli ultimi mesi, in palio c’è il futuro e le chance di vittoria sono quelle di un gratta e vinci. Di fianco a me noto una signora sulla sessantina, è vestita in maniera bizzarra e lo sguardo fisso sul videopoker è quello di una tossica allo stadio terminale. Una ragazza dell’Europa dell’Est mi serve la dose di vitamina C, mi sorride e torna alle sue faccende. Inizio a bere assalito dai dubbi: <<Il primo Re d’Italia è stato Vittorio Emanuele II o Umberto I? E come si calcola la resistenza di due condensatori in parallelo?>>. Non mi ricordo un cazzo e nel mio drammatico delirio trovo conforto tra le pagine del Corriere della Sera. La sezione cultura m’informa dell’uscita del nuovo libro di Bruno Vespa, alberi abbattuti senza il privilegio di un valido motivo. Scruto l’orologio, pago e torno in strada. Parte dei candidati sarà ormai giunta, sarà dura anche stavolta, l’illusione a tempo indeterminato è forte quanto l’amarezza di un fallimento.