Quest’oggi la critica è dedicata al sistema giustizia. Una giustizia incapace di garantire la certezza della pena, di tutelare le vittime di un reato, di portare alla luce la verità e di scagionare indagati ed imputati da accuse infondate. Vorrei soprattutto sottolineare l’ipocrisia del dogma contemplato nelle aule giudiziarie: “La legge è uguale per tutti”. No, la legge non è uguale per tutti, la legge per alcuni è più uguale rispetto ad altri. Le risorse economiche sono in grado di garantire una difesa migliore, l’influenza politica e sociale è in grado di minare le certezze di un processo, questi sono dati di fatto. Lascio perdere le considerazioni sulla manifestazione del PDL pro Berlusconi, lascio pure perdere la notizia del giorno ovvero il terzo grado di giudizio del processo che vede coinvolti Amanda Knox e Raffaele Sollecito. La mia è una critica che ha la pretesa di guardare alla sostanza con terzietà, e la sostanza mi dice che questo sistema non funziona, sia per la presunta vittima che per il presunto carnefice. Malgrado le garanzie costituzionali e quelle imposte dalla carta dei diritti dell’uomo recepita dall’UE con il Trattato di Lisbona assistiamo giornalmente alle violazioni più basilari, non solo in sede processuale, ma anche all’interno delle case circondariali dove la pena deve essere scontata. A questo scempio dobbiamo porre fine! Nell’anticamera del giudizio naturale quello positivo deve essere prestato, ancor prima che con dovizia, con dignità umana. E nelle more di questo desiderio mi permetto di lanciare il mio improperio in un silenzio assordante.

Saluti.

Enrico Braglia