A ventuno anni uno non s’aspetta di morire. C’è tutto il futuro da scrivere, innumerevoli sogni da realizzare e lo sguardo ottimista di chi è all’inizio della propria vita. Poi tutto s’infrange a colpi di piccone. Il corpo s’affloscia sull’asfalto e non resta che il sapore amaro di un’anima spezzata. In questa triste storia il carnefice è un extracomunitario, un disoccupato senza fissa dimora, irregolare e pregiudicato per diversi reati. Ancora una volta il Paese si trova avvolto nella vergogna della propria impotenza, le reazioni indignate si susseguono nei bar, nella stazioni e nei giornali. “Basta”, grida il popolo esausto, “noi italiani veniamo sempre per ultimi”, continuano a gridare. Vero, tutto vero, così com’è vero il sentore d’una polveriera pronta ad esplodere. Che cosa vogliamo fare? Reagire alla violenza con altra violenza? No, sarebbe disumano, così com’è disumano il dolore dei parenti della vittime. Noi, però, che abbiamo la mente lucida dei meri spettatori, non possiamo lasciarci trascinare dalla rabbia. Dobbiamo rispondere con il raziocinio! Perché qui, il problema, non è il colore della pelle ma una normativa inefficace oltre alla mancata certezza della pena. E’ lì che bisogna intervenire per aiutare italiani e stranieri e per evitare reazioni xenofobe. Almeno questo è il pensiero di un cittadino del mondo.