Ogni volta che si verifica una tragedia di questo tipo – evento non più eccezionale ma di una certa frequenza – provo profonda tristezza. Perché penso ai terremotati della Città dell’Aquila, ricordati un giorno all’anno e dimenticati gli altri trecentosessantaquattro. Mi auguro – ma sono scettico in tal senso – che in Sardegna non capiti lo stesso. Perché il momento più duro, per chi viene colpito da un dramma di questo tipo, è quando si spengono i riflettori dei media. Per essere ancor più chiaro, pensate ad un funerale, tutti vengono a porgere le proprie condoglianze. Il giorno dopo, però, si rimane soli con se stessi. Ed è li che lo Stato dovrebbe intervenire.