Ultimamente mi è capitato di parlare con diverse persone, tra i sessanta e i settant’anni, che avevano perso i genitori da un po’ di tempo. Mi è così venuta voglia di scrivere questa breve riflessione, sul senso di smarrimento che si può provare quando vengono a mancare i propri punti di riferimento. Eh già, perché ad un certo punto della vita, ci si ritrova giocoforza a dover fare i conti con la perdita di chi ci ha dato la vita. Ci sentiamo così persi, perché non abbiamo più quel confronto, quell’aiuto che solo un padre od una madre possono dare. Non siamo più figli, non abbiamo più nessuna ancora di salvezza, nessuno più a proteggerci perché molto probabilmente dobbiamo essere noi a proteggere qualcun altro. I pensieri si fanno cupi e in molti iniziano a pensare di essere oramai giunti al crepuscolo della vita. Sbagliato! Voi non siete al crepuscolo della vita, siete semplicemente atterriti da una solitudine interiore alla quale non eravate preparati, tutto qui. E’ la stessa paura di chi si ritrova pensionato da un giorno all’altro: non si sa che pesci pigliare. Il mio consiglio, quello che do a me stesso, ad un Enrico più maturo; è di non lasciarsi trascinare da sentimenti negativi perché la vita è degna di essere vissuta a qualsiasi età e non merita di finire nell’autocommiserazione. “SIATE I PADRONI DEL VOSTRO DESTINO, SIATE I CAPITANI DELLA VOSTRA ANIMA”