A Natale siamo tutti più buoni, il nostro cinismo cede il passo all’umana pietà, così ci prodighiamo in messaggi di auguri a destra e a manca nei confronti di persone per le quali non proviamo altro che un ricordo sbiadito. “Ti auguro un sereno Natale” scriviamo, “ Buon Natale a te e famiglia” digitiamo, ma in fin dei conti non ce ne frega proprio un cazzo. Serve a passare il tempo tra una portata e l’altra, nella speranza d’evitare i discorsi coi parenti, che fanno altrettanto perché anche voi gli state sulle palle. Al terzo piatto di tortelli in brodo, vostro zio si prodiga in discorsi rivoluzionari, la crisi morde (come lui i tortelli) e in questo Paese non si può più andare avanti. Poi si versa l’ennesimo bicchiere di vino rosso, emette un rutto sopito e si perde in chiacchiere. Nel gruppo c’è quasi sempre la zitella di turno, una cugina infastidita dalle frecciate della nonna che le chiede ogni cinque minuti “Ma perché non ti trovi un fidanzato?”. Tu sei lì, a cazzeggiare con l’iPad, ogni tanto ti spari un video su youtube e scrivi due cazzate su facebook. Tanto per passare il tempo, perché si deve fare, perché sono feste comandate. Intanto in tavola arriva l’agnello, con contorno di verdure grigliate e patate al forno. E’ l’occasione giusta per vostro zio per riprendere a parlare di crisi e lavoro, per ripetere “Ah, ai miei tempi” e per incitare alla sovversione dell’ordine democratico. Altro bicchiere di vino rosso e altro rutto sopito. Nei momenti di silenzio tutti osservano incuriositi gli intrusi, i partner dei più giovani, al primo Natale con l’altra famiglia. Quella indesiderata, quella che tolleri per amore, che tocca sopportare un anno sì e un anno no. A fasi alterne, perché le disgrazie si condividono al 50%. Ogni tanto si ode qualche critica sussurrata, solitamente femminile, tra nuore, che se le mandano a dire come Bruto con Giulio Cesare. Tu continui a farti i cazzi tuoi, è la volta di Twitter. Arrivano panettoni, torroni, mandarini, frutta secca, caffè, ammazzacaffé e pure qualche tisana al finocchio. Le voci si fanno incomprensibili, nessuno ne può più ma si aspetta che sia qualcun altro a dare il via ai saluti, perché ad essere il primo pare brutto. Poi qualcuno si fa coraggio, si alza con la panza gonfia, bacia e abbraccia e se ne va. Tanto Pasqua è già alle porte.