Il silenzio prima dei festeggiamenti. Nelle pentole delle massaie giacciono lenticchie assieme all’inseparabile zampone. Molti sono indecisi sull’abbigliamento, c’è chi non rinuncia alla comodità e chi invece sceglie l’eleganza. Poi ci sono i pantofolai, che rimarranno davanti al televisore, una scelta del tutto legittima e certamente non delle peggiori. I più giovani dilapideranno il patrimonio familiare in qualche club, party privato o discoteca. Alla ricerca di non si sa bene cosa. Le mense dei poveri per una volta paiono quelle dei benestanti, non temete, torneranno nella loro desolazione a partire da domani. Cadute nel dimenticatoio di chi si sente la coscienza a posto per aver donato due euro con un sms. C’è pure chi questo capodanno lo trascorrerà in fin di vita al nosocomio, dopo aver ucciso figlia, moglie e suocera. In un raptus di follia che i media attribuiscono alla perdita del lavoro. Quanti raptus ho contato nel 2013, quante morti per mano d’uno Stato assente. Tra un po’ parlerà il Presidente della Repubblica, si prodigherà in qualche frase di circostanza, e tutti prenderanno posto a tavola. Mangeranno di gusto, rideranno e parleranno del più e del meno. Salteranno fuori i giochi da tavolo, in tanti continueranno a tweettare, postare, wuzzappare e instagrammare. Ignorando di quando in quando gli altri commensali, perché la tecnologia non conosce pause. Infine arriverà la mezzanotte, in alto i calici, si brinderà e ci si bacerà. Il nuovo anno è giunto, col suo bagaglio di sogni e di speranze, andremo a dormire. Chi felice e chi deluso, qualcuno in compagnia della bottiglia, col cuore colmo dell’amore che spera di donare ad un’anima gemella. E quindi auguri, auguri a tutti, agli ultimi e ai figli di puttana. Separati alla nascita da un destino assai diverso.