Ieri sera, alle 18.50 p.m., esco dall’ufficio per recarmi al limitrofo piazzale ove avevo parcheggiato la mia Fiat Punto nera a metano del 2001. La sorpresa, nel trovare il cancello del parcheggio chiuso, è stata grande. Dopo un attimo di stupore, sento montare la rabbia, come una pentola a pressioAnonimone sul punto di esplodere. Il piazzale reca infatti la scritta << AREA PRIVATA AD USO PUBBLICO PER PARCHEGGIO DALLE 7,40 ALLE 19,00 >> , non lasciando dubbi a possibili interpretazioni. Per dovere di completezza preciso ulteriormente che le ore 19.00 p.m. non erano ancora scoccate. Paonazzo in volto vedo incredibilmente il cancello iniziare ad aprirsi, debolmente, fino a raggiungere un’apertura sufficiente a lasciarmi passare. A quel punto entro e sento una voce non troppo lontana sbraitare con veemenza.

Voce non troppo lontana: << Lei qui la macchina non ce la deve mettere, mica posso stare qui ad aprire e chiudere il cancello per lei >>

Io: << Questa è un’area privata ad uso pubblico, utilizzabile per parcheggio sino alle 19, apra completamente il cancello e mi dia modo di uscire, non mi faccia chiamare i vigili urbani >>

Voce non troppo lontana: << Adesso scendo, lei qui però la macchina non ce la deve più mettere >>

Attendo qualche secondo e mi si para dinanzi un omuncolo, dall’aspetto non troppo sveglio, malvestito e dinoccolato. Lo osservo ancora adirato ma a quel punto inizio a comprendere che si tratta di una lotta contro i mulini a vento.

Voce non troppo lontana ovvero l’omuncolo: << Lei ha ragione, mi scusi, è colpa dell’azienda che non cambia il cartello >>

Io: << Questa qua davanti è un’azienda a prevalente capitale pubblico, il parcheggio non è mica riservato ai dipendenti, ma a tutti i cittadini. Lei è retribuito per aprire e chiudere il cancello nel rispetto degli orari >>

L’omuncolo: << Eh ma io mica posso restare qua fino alle sette di sera, è il due gennaio >>

Io: << Il due gennaio non è un giorno festivo, è un giorno lavorativo, lei è pagato per fare il suo lavoro >>

L’omuncolo: << Questo è un parcheggio privato, è colpa dell’azienda, non mia >>

Io: << Allora perché non lo fa presente all’azienda e fa mettere un bel cartello con scritto “PARCHEGGIO PRIVATO”, così vedrà che la macchina non ce la metto più. Fino ad allora continuerò a parcheggiare qui, me ne andrò solo allo scoccare delle 19, per me non è un gran sacrificio perché il lavoro nobilita quei pochi fortunati che ce l’hanno >>

L’omuncolo: << E io le chiudo il cancello >>

Io: << E io chiamo i vigili urbani e presento un bell’esposto contro la sua azienda e sa poi con chi se la prenderanno? >>

L’omuncolo: << Con me? >>

Io: << Eh già >>

L’omuncolo: << Allora le apro il cancello >>

Morale della favola in Italia ci sarebbe da incazzarsi ogni cinque minuti ma la verità è che quasi mai ne vale la pena.