Secondo me, le religioni del mondo, sono state create per dare un senso alla vita. Per spiegare quel che non conosciamo, che ci fa paura, perché non sappiamo dove andremo e cosa diventeremo.  In fin dei conti siamo tutti persone, esseri umani, uguali gli uni agli altri. Poi se uno è islamico, ebraico, cristiano, buddista, bianco, nero, omosessuale, etero e chi più ne ha più ne metta; non conta. Conta il buon cuore, o ce l’hai o non ce l’hai. Se hai buon cuore la tua nazionalità non conta, conta quello che dimostri di essere giorno dopo giorno, gli altri lo vedono e se ne accorgono. Dio, Allah, Buddha rappresentano  visioni differenti di una stessa ricerca. Quella che ci spinge ad affidarci a qualcosa di superiore per dare, appunto, un senso alle nostre vite. Sfortunatamente queste visioni distinte spesso collimano, sono causa di lotte, di contraddizioni e di morti violente. Spiegabili unicamente con la stupidità umana, di quelli che cercano di prevalere con la forza, senza confronto alcuno.  Se pensi di essere nel giusto non significa che l’altro stia per forza di cose sbagliando, tutt’altro, magari cerca di raggiungere la tua stessa meta con un percorso differente. Quello che conta è come si fa questo percorso, col buon cuore appunto, oppure con l’opportunismo. Mi sono spesso chiesto come mai le preghiere fossero sempre indirizzate al conseguimento della nostra felicità e mai a quella degli altri. Non è vero che se non si è felici noi stessi non lo si possa essere per gli altri. Questo è opportunismo. Prima a me e poi al resto del mondo. Proviamo ad essere felici per gli altri, vedrete che saremo felici anche per noi stessi. Non do qualcosa per avere qualcosa. Non prego Dio affinché mi faccia vincere al lotto, mi faccia superare un esame oppure vincere una partita. Lo prego per il mio vicino, per il prossimo, per il mondo che mi circonda. Di cui faccio parte ma del quale non rappresento il centro. Se poi non credete in Dio, in Allah, in Buddha; non conta. Quello che conta è il buon cuore.