In questa domenica di lacrime di pioggia, che pare fare il verso al principio di primavera, ho impiegato ottimamente il mio tempo nell’ultimare la lettura del libro verità dello scrittore laziale Alessandro Vizzino dal titolo “TRINACRIME”, storia di un pentito di mafia. Il romanzo narra la storia di Tonio Sgreda (nome di fantasia) alias ‘u scarparu, poiché figlio di calzolaio, che da piccolo delinquente diventa uomo d’onore della famiglia malavitosa Purtaventi – Santimarra. La vita di Sgreda è l’ascesa nella gerarchia di Cosa Nostra di un guappo di umili origini, che campa di rapine, estorsioni et financo omicidi di c.d. lupara bianca. Ma ad ogni ascesa illecita corrisponde quasi sempre una rovinosa caduta nel baratro di una ritrovata coscienza, che culmina con l’incarcerazione di Sgreda e col suo conseguente pentimento. Mi colpisce della scrittura del Vizzino la sua ecletticità, il suo sapersi rinnovare, con opere di carattere diverso. Dello stesso autore ricordo infatti il thriller futurista “Sin” ed il poliziesco a sfondo storico “La culla di Giuda”, certamente romanzi dalle tinte diverse rispetto a “Trinacrime”, ma egualmente accattivanti e certamente meritevoli dell’attenzione dell’opinione pubblica. Bene l’idea di contrapporre in quest’ultimo libro l’anima di un ex magistrato e quella di un pentito di mafia, bene inoltre i richiami storici che ripercorrono gli anni di piombo, la politica stragista di Cosa Nostra e la crisi della Prima Repubblica. Dolorosi i passaggi che ricordano i tanti omicidi per mano mafiosa degli eroi di Stato tra i quali spiccano per efferata crudeltà quelli dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Utili a rispolverare la memoria italiana poi le parole spese per la strage di Ustica, per il rapimento di Aldo Moro e per la strage della stazione di Bologna. Un tuffo nel de profundis dell’Italia peggiore, ferite mai rimarginate, sulle quali una giustizia sommaria e spesso contraddittoria continua ancora oggi a spargere sale. Un plauso infine al seguente periodo letterario che mi trova in pieno accordo: “Cosa nostra morirà soltanto quando tutti noi, da italiani e da esseri umani, sapremo scacciarla dalle nostre menti, da distorte abitudini, da un’ancestrale cultura, consci che un pezzo di Cosa nostra, in un modo o nell’altro, è purtroppo dentro ognuno di noi”. Lettura vivamente consigliata.