… “in effetti il prezzo del barile è diminuito tanto, senza tralasciare la questione immigrazione”

Carlo finisce di parlare e porta la forchetta alla bocca. Lo sguardo corrucciato si distende col sapore dei sardoncini. La sera è illuminata da una luna quasi irreale e il vociare nel ristorante è fitto.

… “anche a me la questione immigrazione preoccupa molto. Già qui la vita è dura per gli italiani, figuriamoci per quei disperati che tentano la lotteria su un barcone. E dove li mettiamo? A casa di Renzi?”

Anche Paolo, finito di parlare, porta la forchetta alla bocca e ingolla un paio di succose mazzancolle.

… “guarda, io non lo so dove andremo a finire” – prosegue Carlo – “col jobs act è vero che si sono stabilizzati parecchi precari, ma non si è mica creata nuova occupazione. Per quella servono le commesse, maggiore apertura verso i mercati esteri, il cuneo fiscale è ancora troppo alto e di certo lo sgravio triennale non basta”

La moglie di Paolo, Sara, ascolta annoiata. Si rivolge all’amica.

… “Marta, ieri sono stata da Prada, c’erano delle cose carinissime in saldo. Ci dobbiamo andare insieme. Ho comprato una borsetta che è un vero amore.”

“Me la devi mostrare assolutamente. Potremmo farci una capatina martedì nel primo pomeriggio, lascio Stefano da mia madre e ti passo a prendere”

Marta si riavvia i capelli con un gesto debole della mano destra e prosegue.

“… quasi dimenticavo di raccontarti quello che mi è capitato. L’altra sera, al supermercato, non mi si avvicina un nero per mettermi a posto il carrello!?! Gli ho detto no, grazie, faccio da sola. E quello insisteva. Ma io dico: la polizia che ci sta a fare? Non controlla? Ho letto su facebook che guadagnano tra i cinquanta e i sessanta euro al giorno coi soli carrelli della spesa. Senza contare l’elemosina. E qui la gente muore di fame, senza lavoro e magari in attesa di una casa popolare che non gli verrà mai data perché gli zingari hanno l’ISEE più basso. Qua ci vuole la rivoluzione.”

Un cameriere brizzolato sorride affabile e sistema con cura sulla tavola già imbandita un vassoio colmo di calamari e anelli di totano fritti. Carlo e Paolo fanno il piatto alle rispettive consorti e la conversazione continua seria e drammatica.

“…l’Europa non vuole risolvere i problemi. Esiste solo per agevolare gli egoismi di alcuni. Dobbiamo uscire dall’Europa e soprattutto dall’euro. Fidati, è l’unica soluzione.”

“… Non so che dirti. Dopo tutto quel che è stato fatto per mettere in piedi questo carrozzone a Bruxelles ora dobbiamo scendere con la coda tra le gambe? Alla faccia di Altiero Spinelli e della costituzione europea! I tedeschi, quelli sì che fanno i loro interessi, impongono le loro scelte e speculano sul debito greco. Chiamali scemi.”

“…la Merkel sa il fatto suo, sarà pure una vecchia culona, come dice Berlusconi, ma intanto noi italiani emigriamo a Monaco in cerca di fortuna mentre i tedeschi vengono in Italia a farsi le vacanze. Perché lì il sistema funziona. Prova ad evadere il fisco ad Ausburg, vedi che ti fa la vecchia culona”.

Andrea, per un quarto d’ora buono, se ne resta in silenzio ad ascoltare i discorsi degli amici. Decide poi di dire la sua.

“… ragazzi, io non lo so se è giusto o meno uscire dall’Europa. Non so come risolvere il problema dell’immigrazione e neppure se in Germania si campa meglio. So solo che continuiamo a lamentarci per una situazione senza cercare di cambiarla. E lo facciamo in un ristorante di pesce, per giunta, di ritorno dalle ferie e con un’abbronzatura invidiabile. Scusate se mi permetto, ma qui la crisi non sappiamo ancora cosa sia, non si fanno le rivoluzioni con la pancia piena. E’ vero che siamo in declino, ma un declino lento, che rifiutiamo di accettare. Per pigrizia, aggiungo, perché se le parole non costano sacrificio, trovare soluzioni sì.”

Alle parole di Andrea annuiscono tutti in modo solenne. Come se per un attimo, un attimo fugace, la patina di opulenza che avvolge le coscienza generale, fosse stata squarciata da una verità cruda e sgradevole. Ci pensa il cameriere a ricondurre il gruppo alla serenità perduta:

“…dolci?”

Dopo il sorbetto al limone ed un caffè corretto all’anice, Andrea si congeda dalla simpatica combriccola per riprendere la via di casa. In macchina le note di Miles Davis lo cullano in una profonda riflessione. Gli italiani hanno imboccato il viale del tramonto da tempo, campano sull’effimero splendore di un passato che non esiste più, si rifiutano di accettare il cambiamento, continuano con gli aperitivi a quarant’anni e la sola cosa che potrebbe indurli ad una presa di coscienza è la chiusura del campionato di calcio di serie A. Un’utopia senza possibilità d’appello. Andrea parcheggia l’auto, entra in casa, si spoglia e si corica rapidamente. La notte, nel letto, si sente nudo di fronte ai propri timori. Angosciato. Infine si addormenta. In bocca ha ancora il sapore del mare.