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LA NOTTE DI FERRAGOSTO

La notte di Ferragosto, in adolescenza, era qualcosa di magico. Tutti aiutavano ad accatastare la legna. I più coraggiosi accendevano poi il falò mentre gli altri si dilettavano con la grigliata. In spiaggia vedevi bagliori di luce alternarsi a lampi di oscurità e ad un certo punto il solito poeta della musica prendeva a suonare la chitarra. Baglioni, Battisti, De André e così via fino a “Gli Angeli” di Vasco Rossi. Nuovi amori sbocciavano nell’intraprendenza di qualche giovane che si faceva coraggio, così partivano epiche limonate sulle sdraio di qualche vacanziero che l’indomani avrebbe tirato una bestemmia. E mentre la passione scoppiava qualcuno rimaneva nella propria solitudine fino a notte inoltrata. Solitamente le cozze, i timidi e quello con la chitarra. Io non limonavo e neppure ero timido. Purtroppo per me avevo però una chitarra.

Dunque, mi sono fatto una teoria, quantomeno per rendere questa perdita meno amara. Il nostro mondo in fin dei conti non è un granché. La recessione in Europa, i conflitti in Medio Oriente, la guerra civile in Ucraina, l’inquinamento americano e cinese e chi più né ha più né metta. Insomma, questo non è un gran bel posto in cui vivere, mi pare più che altro un parcheggio per disadattati. Stando così le cose, chi riesce a redimersi, i promossi per intenderci, vengono chiamati prima per raggiungere un futuro migliore. Gli altri, invece, li trattengono qui. Tra l’ebola, i genocidi e le depressioni economiche. Ecco, Robin Williams era uno che un sorriso te lo strappava, ed era un sorriso mai fine a se stesso. Mai banale, pregno di significato, legato alla malattia, alla famiglia o magari all’adolescenza. E chi non lo vorrebbe al proprio fianco un tipo così? Lo hanno promosso signori miei, noi invece siamo rimandati a data da destinarsi, nel bene o nel male. Il nostro amico è già sull’isola che non c’è, vestito da vecchia signora, con un naso da clown, le gambe da robot  e un gruppo di giovani poeti speranzosi che lo seguono capitanati da un genio ribelle. Concludo con una citazione tratta da uno dei suoi film più noti: <<Venite amici, che non è tardi per scoprire un nuovo mondo. Io vi propongo di andare più in là dell’orizzonte, e se anche non abbiamo l’energia, che in giorni lontani mosse la terra e il cielo, siamo ancora gli stessi, unica ed eguale tempra d’eroici cuori, indeboliti forse dal fato, ma con ancora la voglia di combattere, di cercare, di trovare e di non cedere. >>. Ci vediamo capitano o mio capitano.

In Italia vige un codice non scritto, moralmente deprecabile quando non legalmente discutibile, che viene avallato per consuetudine popolare. Mi riferisco al vivi e lascia vivere, perché anche se non sta bene lo fanno tutti, quindi va bene così. Quante volte andiamo al bar e non ci viene fatto lo scontrino, quante volte parcheggiamo sotto il ricatto di un qualche parcheggiatore abusivo,  non per  questo ci mettiamo a litigare col barista o col parcheggiatore abusivo.  Lo accettiamo come parte del nostro quotidiano.  E ci spingiamo oltre. Come nel caso dei falsi invalidi, che truffano lo stato col placet di qualche medico connivente. Delle finte  partite IVA:  formalmente imprenditori, de facto lavoratori subordinati. Segue il lavoro sommerso, su cui poggiano le fondamenta di questo bistrattato Paese. Il gridare allo scandalo m’infastidisce per mancanza di coerenza, ci stupiamo di certi comportamenti ma siamo i primi a perpetrarli, vendendo la coscienza per puro interesse di parte. Se non siamo pronti a dar battaglia è ridicolo sventolare a mezz’asta la bandiera della morale.  Chi è nel giusto corre il rischio dell’emarginazione. Ecco perché scendiamo a compromessi. Ma nessuno lo dice perché guardare il torto in faccia mette a nudo un’anima vile.

Le tre piume

Le tre piume

Cari lettori,

Comincio a scrivere un blog… ho deciso di intraprendere questa nuova esperienza non volendo apparire come una folle scrittrice compulsiva come se ne vedono spesso sui rinomati social network o come una vittima della società che spera di trovare nella giungla che chiamiamo internet un po’di conforto per gli innumerevoli problemi della propria vita, ma come una persona che crede nel libero pensiero, che crede nella possibilità e nella facilità di leggersi dentro grazie al fiume di parole che spesso faticano ad uscire dalle nostre celate labbra, ma che sembrano scorrere come un fiume in piena quando cominciamo a scrivere.

Ecco detto questo, mi sembra innanzi tutto di dover dare una spiegazione sul titolo scelto.

Ebbene posso dirvi che prima di cominciare questo Blog mi sono arduamente impegnata  nella ricerca di un nome accattivante, un titolo che potesse allietare tutti i  giorni la mia talvolta manchevole voglia di scriverci qualcosa.

Tuttavia pensando…

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IL FALSO MIRACOLO

La brezza di un’estate ballerina accarezzava il mio viso stanco. Il duro lavoro a fine giornata si faceva sentire. “Anche oggi è andata” – ripetevo tra me e me. Me ne stavo fermo sul ciglio della strada, di fronte le ampie strisce pedonali di un bianco sgualcito, quando accadde. Un uomo, con una FIAT cinquecento nuova di zecca, aveva appena arrestato la sua corsa. Si era fermato per lasciarmi passare. Non potevo credere ai miei occhi! Solitamente dovevo attendere che la via fosse completamente deserta per attraversare. In un Paese incivile come il nostro o impari a stare al mondo oppure muori seppellito da una sensibilità troppo accentuata. Ma quel giorno qualcuno aveva deciso di regalarmi una speranza. Un barlume di senso civico che risplendeva lucente nel mare di desolazione morale degli ultimi anni. Accennai un passo tremebondo, diffidente oserei dire, poteva sempre trattarsi di un qualche squilibrato con l’intenzione d’investirmi per caricare il video su Youtube. Invece no, il buon samaritano aveva addirittura levato il braccio dal finestrino facendomi cenno di proseguire, gli occhi iniziarono ad inumidirsi. Stavolta risoluto mi recai dall’altra parte della strada. Lo stupore aveva abbandonato il campo per un sorriso commosso che si ruppe a metà.

<< Ma non mi riconosci? >>

Scrutai con meticolosa attenzione quel benefattore. D’un tratto mi resi conto che il mio vecchio amico Marco aveva cambiato macchina.

Se domanda ed offerta non s’incontrano è anche perché il modo di porsi tra candidato ed azienda è sbagliato. Il primo si domanda come l’azienda potrà risolvere i suoi problemi, la seconda si chiede se ha davanti la persona giusta per il ruolo che  questa dovrà ricoprire in futuro. Capite bene che queste due prospettive non coincidono e tenderanno a non incontrarsi mai. Il candidato deve capire che prima di chiedere deve dimostrare di poter dare, solo sul medio periodo potrà avanzare delle pretese, portando risultati e rendendosi importante per il datore di lavoro. Perché in fase di selezione, signori miei, non si è sullo stesso piano. E’ l’azienda ad avere il coltello dalla parte del manico. Quindi non si possono fare domande del tipo: “Quanto mi date?”, “Ma devo lavorare pure il week-end?”, “E la benzina?”, “Mi fate il contratto a tempo indeterminato?”.  Se le fate verrete scartati, inquadrati subito come possibili piantagrane e  per di più sfaticati.  Davanti a voi avete qualcuno che deve valutare costi e benefici della vostra assunzione, deve capire se potrete dargli qualcosa in  più rispetto a quello che vi dovrà dare lui. I lavoratori costano, tanto, così come le normative che bloccano il mercato  con tutele che spaventano gli imprenditori spingendoli a limitare il personale al minimo indispensabile e forse oltre il minimo indispensabile. Oggi si chiede flessibilità, disponibilità, lavoro duro e rispetto delle direttive. Il contraddittorio viene visto come fonte di problemi, i se e i ma indispettiscono, potrà sembrare un regime crudele, militare, è però la realtà delle cose. 

Dai trent’anni in avanti, a volte anche prima, nasce nelle persone un improvviso moto di hobbies e passioni di ogni genere. Mi riferisco agli atavici corsi di teatro e fotografia, fino ad arrivare ai moderni corsi zumba e danze africane. Così capita di vedere vecchi amici e vecchie amiche iscritti alle più disparate attività. Nulla di male, ci mancherebbe, se non fosse per l’ipocrisia che accompagna questa gente. Diciamoci la verità, non è che nell’uomo e nella donna esploda d’un sol colpo l’amore per il tango oppure per i latinoamericani, con ogni probabilità esplode più che altro la voglia di scopare per i primi ed il desiderio di trovare l’anima gemella per le seconde. L’uomo è infatti un animale, che pensa più con la testa numero due (il pene) che con quella primaria (il cervello), la donna invece si scopre a controllare il c.d. orologio biologico. Quello che dai trenta in avanti, appunto, inizia a fare tic-tac. E allora giù a darla via come se non ci fosse un domani.  Yoga, meditazione, circoli letterari, balli popolari, uncinetto, cucina, tedesco, russo, caraibici, flamenco, cinema, pilates e chi più ne ha più ne metta.  Questi corsi partono generalmente con decine di persone e terminano quasi sempre in cinque o sei. Rimangono infatti quelli che ci credono davvero, i veri appassionati, mosche bianche in un contesto di lussuriosi. Gli altri infatti scompaiono alla prima, seconda o terza lezione. Le ragioni sono due:

a. Non trovano da scopare;

b. Hanno trovato da scopare.

Nel primo caso sono capitati in un covo di cessi oppure in un simposio frequentato per buona parte da soggetti appartenenti allo stesso sesso. Nel secondo caso sono stati più fortunati, zumba ha portato bene,  gli uomini trombano e le donne si proiettano all’altare, con due figli di nome Francesco e Martina, il cane Bob e una cucina in stile Mulino Bianco dove un marito attendo sorride affabilmente con un mazzo di rose rosse tra le mani.  Ora vi devo salutare, ho la prima lezione di baciata.

CAMPANELLI

L’odore di buono aveva invaso la cucina. Marco era ancora un po’ assonnato, cercava la carica per una nuova giornata di lavoro. Lavoro, una parola grossa. Due sorsi di caffè nero e giù per la tromba delle scale. L’aria era fredda in città, malgrado fosse primavera l’inverno esalava ancora i suoi ultimi respiri. Il lavoro stava per cominciare. Suona il campanello.

“Sì. Chi è?”

“Buongiorno signora, sono Marco Trani, operatore incaricato di Enel Energia. La nostra azienda propone forti sconti sulla bolletta di luce e gas. Il risparmio di costo è notevole. Se mi fa entrare le illustro le ultime novità e le mostro in modo concreto come e quanto può guadagnare con noi.”

Ecco, aveva propinato la solita tiritera, ora non rimaneva che aspettare. Un insulto, un no garbato o l’insperato portone che si apriva.

“Signora, è ancora lì?”

Niente da fare, la signora aveva scelto la soluzione più indolore, il silenzio dell’indifferenza. E allora via verso un altro campanello, vestito di tutto punto Marco suona ancora.

“Chi cazzo è?”

“Buongiorno signore, sono Marco Trani, operatore di Enel Energ..”

Marco viene bruscamente interrotto.

“Ma vai a rompere le palle a qualcun altro, coglione.”

Marco andò a rompere le palle a qualcun altro, però prese prima un taccuino nero per appuntarsi l’insulto. In due mesi di lavoro aveva guadagnato 32 vaffanculo, 17 stronzo ma solo 3 coglione. Stava facendo progressi. Tra lui e un Testimone di Geova la sola differenza era che quest’ultimo veniva trattato meglio. Alcuni l’avevano accusato di circonvenzione d’incapace, era infatti riuscito a concludere due soli contratti, due vecchi che avevano mostrato interesse per lui più per solitudine che per un concreto risparmio in bolletta. E così la giornata di Marco continuava, fino al crepuscolo, dopo aver mangiato un pezzo di pizza freddo comperato dal fornaio sotto casa. Rimpiangeva i tempi del call center, quantomeno se ne stava al caldo, poi la società aveva delocalizzato in Romania e il suo contratto a progetto era diventato carta straccia. L’unico vantaggio è che c’erano ancora tanti campanelli da suonare.

CENA TRA AMICI

Stasera, visto che non ho un cazzo di meglio da fare, voglio analizzare il fenomeno sociale della cena in comitiva. Molto spesso, un gruppo di amici, organizza la serata in un qualche ristorante cittadino. Solitamente ad occuparsi della prenotazione è il solito pirla, quello che prende sempre la macchina per intenderci, che dopo qualche hanno sparisce deluso dalla vita per rinchiudersi in un monastero di clausura. Ora, il giorno fatidico, gli amici si siedono allo stesso desco per spettegolare su quelli che mancano e per avvinazzarsi; tanto guida il solito coglione. Ed è qui che arriva il bello. Arriva infatti lo scontrino, tutti lo fissano, nessuno lo piglia. Come un appestato all’ultimo stadio di lebbrosi. Interviene il solito pirla:

<< Vabbé ragazzi, sono ventidue euro a testa >>.

Partono le polemiche.

<< Eh no, però io ho preso solo pizza e birra, gli altri invece hanno pure il caffè e il dolce. Quindi io pago di meno. >>

Ancora il solito coglione.

<< Dai però, tra amici si fa alla romana, io non ho neppure preso la birra. Solo pizza e acqua minerale. Mica staremo a badare al centesimo?!? >>.

Invece sì che si bada al centesimo. Eccome. Dalla cena si passa quindi all’analisi di bilancio per capire chi ha preso cosa e giungere così ad un armistizio tra poveracci. Si paga. Il cameriere:

<< Mancano quindici euro >>.

Scende il gelo. Inizia un valzer di sguardi. Le illazioni sono palesi. E’ stata lei, no è stato lui. L’imbarazzo si fa tangibile. 

<< Vabbè ragazzi, ce li metto io, tranquilli >>.

Il solito stronzo ha salvato ancora una volta la situazione. Viva l’amicizia!

Enrico Braglia

LA PARABOLA DELLA VITA

C’era  una volta un giovane, bello e fortunato, era pieno d’amici e tutti gli volevano bene. Gli amici gli domandavano aiuto e lui li aiutava sempre. La vita scorreva felice, baldoria dopo baldoria. Il giovane però iniziò ad invecchiare e con la vecchiaia arrivarono i problemi. Così iniziò a bussare alla porta degli amici, una dopo l’altra, certo che questi l’avrebbero aiutato come lui aveva fatto con loro. La prima porta non si aprì, magari in casa non c’era nessuno. La seconda si socchiuse appena e si richiuse di colpo, doveva certamente trattarsi di uno scherzo infelice. Alla terza risultava appeso un foglio di pergamena, la calligrafia arzigogolata apparteneva senza dubbio al più caro degli amici, purtroppo partito per un lungo viaggio. Così al vecchio  non restò altro da fare che far ritorno alla sua casa, priva di baldoria ma con tanti problemi da risolvere.